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    Problematiche specifiche nel calcio femminile

    Problematiche specifiche nel calcio femminile

    L’attenzione nei confronti delle numerose ragazze che si avvicinano al gioco del calcio impone di approfondire le problematiche connesse alla pratica calcistica femminile con particolare riguardo a quella svolta in età evolutiva.

    Tra i lavori più recenti e specifici sulle problematiche legate alla pratica calcistica femminile emergono alcuni interessanti lavori in letteratura.
    In modo particolare in uno degli ultimi incontri scientifici, il 2nd World Congress of Sports Injury Prevention organizzato a Tromso (Norvegia) dal 26 al 29 giugno 2008 (Abstract su British Journal of Sports Medicine 42 (6) del 2008) emergono numerose ricerche che analizzano il timing relativo al reclutamento muscolare nelle gestualità più comuni degli sport di squadra.

    Una delle gestualità più osservate e valutate nell’ambito degli sport di situazione è il cambio di direzione verso l’arto non impegnato nell’appoggio (definito in letteratura sidecutting).
    Si conosce come tale gesto repentino ed esplosivo costituisce un rilevante fattore di rischio soprattutto negli sport di situazioni praticati in ambito femminile in quanto nella donna l’attivazione degli ischiocrurali avviene con ampio anticipo rispetto all presa di contatto al suolo del piede, vanificando così il ruolo sinergico di tale distretto muscolare con l’azione del LCA nell’impedire la traslazione della tibia.
    A tal proposito Zebis e coll. (2008) hanno rilevato come un programma di allenamento neuromuscolare (Myklebust e coll., 2003) con frequenza bisettimanale condotto per un’intera stagione sportiva sia in grado di modificare la coordinazione intermuscolare dell’arto inferiore nelle’esecuizone del cambio di direzione in calciatrici di élite.

    Il lavoro riveste un duplice interesse: innanzitutto perché descrive l’ordine di reclutamento che vede prioritariamente l’intervento del medio gluteo, quindi degli ischiocrurali, del gastrocnemio ed  in ultimo del quadricipite; quindi perché evidenzia come il training specifico possa in un certo senso “ritardare” nella calciatrice l’attivazione selettiva del semitendinoso e consentire il reclutamento immediatamente prima dell’appoggio del piede su cui il corpo fa perno per eseguire il cambio di direzione.

    Gli Autori infatti riportano che prima del training presentato l’attivazione del semitendinoso avveniva 168±70 msec prima dell’appoggio, mentre al termine del protocollo la medesima attivazione si spostava a 140±26 msec prima dell’appoggio.

    Sempre più significativo appare il ruolo del preparatore atletico nella selezione dei compiti che mirano all’evoluzione della tecnica esecutiva delle gestualità implicate nel gioco del calcio.
    Se tutti sono concordi nel riconoscere la necessità della tecnica calcistica, se la calciatore gli si riconosce una strategia di corsa specifica e differente da quella utilizzata da altri atleti, è forse il caso di iniziare ad affrontare anche il tema della tecnica di corsa del calciatore.

    Se le evidenze dimostrano come attraverso compiti motori specifici si possa ottenere un differente reclutamento ed un diverso timing neuromuscolare si deve sottolineare l’intervento didattico del preparatore atletico nel settore giovanile e nel top level per strutturare abilità (cambio di senso, di direzione, presa di contatto al suolo, ecc) che presentino adeguati parametri biomeccanici e coordinativi.

    Prof. Italo Sannicandro
    Ricercatore M-EDF/01 – Metodi e Didattiche delle Attività Motorie
    CdL Scienze delle Attività Motorie e Sportive – Università di Foggia

     
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