
Recentemente su British Journal of Sport Medicine, (44:64-69. 2010) è apparso un interessante lavoro che ha affrontato il tema della prevenzione degli infortuni in ambito pediatrico.
Partendo dalla considerazione che la partecipazione alle attività motorie e sportive si è sensibilmente ampliata e che molto spesso la decisione di praticare attività sportive nasce dal bisogno di contrastare uno stie di vita sedentario più che da effettivi presupposti del movimento, l’ Autore cercano di individuare le strategie più opportune per ridurre l’insorgenza di infortuni e ilm monitoraggio di tali incidenti.
In modo particolare la raccolta di dati epidemiologici circa tipologia, frequenza, sede della lesione ed incidenza sembrano essere le chiavi di lettura più rilevanti per conoscere i fattori di rischio più significativi in età evolutiva e nello sport giovanile in modo particolare.
Rimane da condividere nell’ambito della medicina dello sport la definizione di infortunio (che ancora oggi risente di molteplici definizioni), l’entità della lesione e l metodo di raccolta dei dati, ancora oggi molto eterogeneo.
Alla domanda “quale sport deve praticare mio figlio?”, quesito che spesso viene posto ad insegnanti di educazione fisica e laureati in Scienze Motorie, si dovrebbe rispondere guardando soprattutto al rischio di infortunio presente in ciascuno sport. Rischio di infortunio che si calcola rilevando il numero di infortuni ogni 1000 ore di pratica.
Una valutazione attenta deve anche considerare il differente rischio di infortunio tra pratica di allenamento e pratica di gara, da cui scaturiscono indicatori differenti sulle metodologie di allenamento e sull’intensità dell’evento agonistico.
Il lettore interessato può consultare:
Prof. Italo Sannicandro
Ricercatore M-EDF/01 – Metodi e Didattiche delle Attività Motorie
CdL Scienze delle Attività Motorie e Sportive – Università di Foggia.